Risk Based Thinking

Risk Based ThinkingQuando si legge sulla norma che il Risk Based Thinking lo abbiamo sempre applicato e che il requisito non rappresenta nulla di realmente nuovo, più di qualcuno storce il naso. Ma come, la “struttura di alto livello” imposta da ISO ha introdotto l’analisi del contesto e le azioni per affrontare rischi ed opportunità e questo non rappresenta una novità? No, in effetti non è una novità. Per capire meglio il perché cerco di darne una esemplificazione.

Quando percepisco un rischio cosa cerco di fare? Cerco di evitarlo, mitigarne le conseguenze, assicurarmi… insomma mettere in atto azioni che mirino a evitare che le conseguenze attese del rischio possano arrecare danni. Ma il rischio si è verificato? No: fino a ora quindi avremmo identificato queste Azioni come “Preventive”.

Analogamente prendiamo un’opportunità. Cosa cerco di fare se intravedo un’opportunità? Cerco di conseguirla, ovvero di trarne i maggiori benefici possibili. Metto quindi in atto delle azioni per massimizzare il risultato atteso. Fino a ora avremmo chiamato queste azioni “Piani di miglioramento”.

Cosa significa tutto questo? Il significato è proprio nelle parole della norma. Abbiamo sempre fatto Azioni Preventive e gestito Piani di miglioramento. Quello che è mancato fino ad oggi e che la nuova ISO 9001:2015 ha voluto introdurre è uno strumento per far si che azioni individuate in forma estemporanea grazie all’intuizione, spesso di una sola persona, vengano invece individuate, analizzate e pianificate sulla base di un modello, un metodo strutturato. La nuova ISO 9001:2015 non aggiunge quindi requisiti volti a determinare nuovi obblighi per le Aziende, bensì richiede alle Aziende di dotarsi di una metodologia per far sì che quanto era stato faticosamente individuato per affrontare rischi e opportunità diventi un processo strutturato che permetta all’Azienda di guardare al futuro.

Rottura o continuità?

ISO 9001È già passato un anno dall’entrata in vigore della nuova ISO 9001:2015 e ancora il mondo della Qualità si sta interrogando sulle novità introdotte. Non sono poche le polemiche e dubbi e domande sono ancora tante: solo 4.000 aziende su 140.000 sembrano aver trovato una risposta.

L’applicazione della nuova ISO 9001:2015 richiederà un impegno e avrà un impatto molto diverso per le Aziende già dotate di un sistema di gestione a seconda di ogni singolo caso. Dal punto di vista teorico, per alcune Aziende rappresenta una vera rottura rispetto al passato, ma per la maggior parte, e dal punto di vista pratico, non si può non considerare una sostanziale continuità con i precedenti standard.

Quali sono i fattori che influenzano in modo significativo il livello di complessità della transizione?

Il primo punto che occorre affrontare è sicuramente legato all’adozione del concetto di Risk Based Thinking e più nello specifico alle attività di analisi del contesto richiamate nei capitoli 4.1 e 4.2. Affrontare questo tema potrà essere più o meno complicato a seconda della complessità e della natura dell’Azienda, delle sue strategie, delle sue politiche e dei suoi obiettivi.
Come messo in evidenza dal secondo “Quaderno della Qualità” messo a disposizione dall’UNI e dedicato al tema dell’analisi del contesto, il problema relativo ai requisiti in discussione non riguarda “nuove cose da fare” bensì il “quanto di nuovo c’è da fare”, in funzione di svariati fattori: cultura organizzativa e gestionale, struttura organizzativa e competenze disponibili, tempo a disposizione per l’indagine e per il suo mantenimento, metodologia, processi di valutazione adottati e strumenti utilizzati, incluse adeguate soluzioni informatiche.

E quindi? La transizione alla nuova ISO 9001:2015 è tanto più semplice quanto più il sistema qualità esistente non è limitato a una “applicazione letterale” della norma.

Per pesare la transizione e valutare il livello di “rottura” o di “continuità” fra il vecchio sistema ISO 9001:2008 e la ISO 9001:2015 è necessario tenere in considerazione alcuni ulteriori aspetti fra cui, la “cultura organizzativa”, la disponibilità di risorse (di tempo, di competenze, economiche), l’anzianità del precedente sistema di gestione (da valutare sia come elemento positivo che negativo della valutazione), la propensione al cambiamento, le prospettive di miglioramento a seguito del cambiamento, oltre ad aspetti specifici che possono caratterizzare determinati settori e ogni singola organizzazione.

Se mi chiedete come la vedo io significa che ancora non avete letto gli altri articoli presenti sul blog! La nuova ISO 9001:2015 è, a mio giudizio, uno strumento potente, che sviluppa e affina in una logica di continuità il precedente standard e che offre più opportunità che rischi: l’opportunità di migliorare il sistema di gestione e renderlo sempre più efficace; l’opportunità di snellire la burocrazia e la documentazione per concentrarsi sugli aspetti davvero importanti per la qualità.

Se mi chiedete se la nuova norma permetterà davvero di certificare solo le aziende “di qualità”, penso come molti (o forse tutti) che non sarà così: non sono fiducioso in tal senso, perché il “business” della “certificazione” non penso che verrà cancellato dal “business” della “qualità”. L’unica certezza è che fare le cose fatte bene porterà ancora più benefici che non farle male e che la ISO 9001, con tutti i suoi limiti, resterà comunque un fattore distintivo sul mercato rispetto a chi non ce l’ha, soprattutto per chi pera in contesti internazionali.

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